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2026 | Tredici viaggiatori, una Via del Tè che continua a crescere

Dall’8 al 23 maggio 2026 ZENTÈ ha organizzato la sua seconda esperienza in Cina dedicata alla cultura del tè.

Se il 2025 era stato il primo passo, affrontato con l’emozione e le incertezze di un piccolo gruppo, nel 2026 abbiamo percepito chiaramente che il progetto stava crescendo. I partecipanti sono passati da cinque a tredici e, tra loro, c’erano anche tre giornalisti italiani.

Con macchine fotografiche, taccuini e domande diverse, siamo partiti da Pechino per proseguire verso Wuyishan, Fuding e infine Fuzhou.

Questa volta non volevamo soltanto mostrare il tè cinese. Desideravamo accompagnare il gruppo dentro gli ambienti in cui nasce, incontrare chi lo produce e capire come una foglia possa essere legata a una montagna, a un villaggio, a una città e alla vita quotidiana delle persone.

Un viaggio più grande, con nuovi modi di osservare e comprendere il tè.

Da cinque partecipanti a un gruppo di tredici persone

I tredici viaggiatori provenivano da città diverse e avevano età, esperienze e abitudini differenti. Prima della partenza, la maggior parte di loro non si conosceva. Concludere insieme sedici giorni di viaggio non era affatto scontato.

Con un gruppo più numeroso, anche noi abbiamo dovuto imparare nuovamente a costruire il ritmo delle giornate: capire quando fosse utile approfondire un argomento, quando fosse invece necessario lasciare riposare le persone e quali esperienze meritassero più tempo. Abbiamo compreso che arricchire un itinerario non significa riempirlo di attività.

La presenza dei tre giornalisti ha aggiunto un’altra prospettiva. Non erano soltanto partecipanti, ma anche osservatori. Hanno documentato le reazioni del gruppo al primo ingresso in una piantagione, le domande nate durante una degustazione e quei piccoli momenti fuori programma che spesso raccontano meglio di tutto il resto come le persone iniziano ad avvicinarsi.

A Wuyishan, il tè torna a essere montagna e storia

A Wuyishan il tè ha smesso di essere soltanto un gusto nella tazza.

Tra pareti di roccia, valli, boschi e nebbia, il gruppo ha cominciato a comprendere perché il tè di roccia non possa essere separato dal luogo in cui cresce. Abbiamo visitato l’area delle piante madri del Da Hong Pao e siamo entrati nei boschi e nelle zone di produzione di Tongmuguan, avvicinandoci all’origine del tè nero attraverso il paesaggio.

L’importanza di Tongmuguan non riguarda soltanto la nascita di una tipologia di tè. Altitudine, foresta, acqua e clima formano un ambiente particolare. In quel contesto la parola “terroir”, spesso astratta, diventa qualcosa che si può vedere, respirare e infine riconoscere nella tazza.

A Tongmuguan, il terroir diventa qualcosa che si può vedere e respirare.

A Xiamei è emerso un altro legame. Le antiche abitazioni, i canali e gli spazi lasciati dal commercio del tè permettono di immaginare come, secoli fa, il tè di Wuyi partisse dalle montagne, attraversasse lunghe vie commerciali e arrivasse infine a incontrare l’Europa.

Xiamei conserva la memoria delle antiche vie commerciali del tè.

Il viaggio coincise anche con un evento locale dedicato alla cultura del bambù. Paesaggio, artigianato, tè e vita del territorio non apparivano come elementi separati, ma come parti dello stesso ambiente culturale. L’accoglienza delle istituzioni locali responsabili della cultura, del turismo e delle relazioni internazionali fece percepire al gruppo che non si trattava di una semplice visita, ma di uno scambio preso sul serio da entrambe le parti.

La sera, lo spettacolo all’aperto “Impression Da Hong Pao” raccontò lo stesso territorio attraverso un linguaggio completamente diverso. Le montagne, l’acqua e il cielo notturno diventarono il palcoscenico su cui ritrovare, sotto forma di luce, musica e movimento, molti degli elementi incontrati durante il giorno.

Montagne, acqua e cielo diventano il palcoscenico della cultura del tè.

A Fuding, dalla foglia fresca a un linguaggio contemporaneo

Entrando a Fuding, il viaggio è passato dal tè di roccia e dal tè nero di Wuyishan al mondo del tè bianco.

I partecipanti sono entrati nelle piantagioni, hanno provato la raccolta e osservato da vicino le trasformazioni della foglia durante la lavorazione. Il metodo del tè bianco può sembrare essenziale, ma dipende in modo decisivo dal tempo atmosferico, dall’umidità, dalla durata dei processi e dall’esperienza di chi lavora le foglie.

A Fuding, il viaggio entra nelle piantagioni di tè bianco.

Un metodo essenziale che dipende da clima, tempo ed esperienza.

Soltanto trovandosi nella piantagione e negli spazi di produzione è possibile capire che un intervento minimo non significa affatto un lavoro semplice.

Abbiamo incontrato anche il volto contemporaneo del tè bianco. La tradizione non vive soltanto nelle gaiwan o nei magazzini di tè invecchiato: può entrare nella quotidianità dei giovani ed essere reinterpretata attraverso bevande più leggere e moderne.

Per i partecipanti italiani è stato interessante vedere convivere queste due dimensioni. La cultura cinese del tè non è conservata immobile nel passato; continua a cercare nuovi linguaggi senza perdere il legame con il territorio.

Il tè bianco cerca nuovi linguaggi senza perdere il legame con il territorio.

L’incontro dedicato al tè bianco è stato uno dei momenti centrali della tappa. Intorno allo stesso tavolo sono tornate le domande raccolte nei giorni precedenti, tra piantagioni, lavorazioni e degustazioni. Il riconoscimento ricevuto a Fuding per il lavoro di divulgazione del tè bianco è stato per ZENTÈ un incoraggiamento, ma anche una responsabilità.

Portare il tè cinese in Italia non significa soltanto presentare un prodotto. Significa raccontarne con precisione il luogo d’origine, la lavorazione e il contesto umano in cui nasce.

Un incoraggiamento e una responsabilità per il futuro lavoro di ZENTÈ.

Due compleanni e un gruppo che impara a conoscersi

Durante il viaggio due partecipanti hanno festeggiato il compleanno.

Per uno di loro avevamo preparato una sorpresa da consegnare al termine dell’incontro sul tè bianco. L’altro compleanno è stato celebrato la sera dell’arrivo a Wuyishan, nel salone della villa in cui alloggiavamo.

Uno dei due compleanni festeggiati durante il viaggio.

Non ci furono cerimonie elaborate né programmi costruiti appositamente. Proprio per questo, quei momenti semplici diventarono ricordi condivisi da persone che, pochi giorni prima, erano quasi tutte estranee tra loro.

Per sedici giorni il gruppo ha dovuto adattarsi a cibi, lingua, ritmi di cammino e abitudini differenti. Nei momenti di stanchezza, ciascuno ha dovuto fare un piccolo sforzo per comprendere gli altri.

Alla fine, tutti e tredici hanno completato insieme il viaggio. Per noi non è stato un risultato automatico, ma qualcosa costruito giorno dopo giorno attraverso pazienza, capacità di adattamento e collaborazione.

Nel Tempio Xuefeng, il viaggio rallenta davvero

Una delle esperienze più particolari del 2026 è stata la permanenza nel Tempio Xuefeng, nel distretto di Minhou.

I partecipanti sono entrati negli spazi del monastero, hanno condiviso il tè con i monaci e sperimentato un ritmo completamente diverso da quello delle città. Per molti europei era la prima volta all’interno della vita quotidiana di un tempio buddhista cinese.

Nel Tempio Xuefeng il viaggio rallenta e ritrova il silenzio.

Il tè condiviso nel silenzio del monastero.

Non c’erano attrazioni da completare o nozioni da memorizzare. Il punto era fermarsi, ascoltare, bere una tazza di tè e osservare come cambia la percezione del tempo quando il rumore si allontana.

In quell’ambiente, l’espressione “un’unica essenza tra Zen e tè” ha smesso di essere una formula astratta. Il legame tra tè, attenzione e disciplina quotidiana diventa più comprensibile quando viene incontrato in un luogo concreto.

A Fuzhou, il tè incontra di nuovo la vita della città

L’ultima tappa è stata Fuzhou. Oltre alle conversazioni intorno ai tavoli da tè, il gruppo ha attraversato quartieri storici, incontrato espressioni dell’artigianato tradizionale e assistito a una selezione di scene dell’Opera Min.

La trama e i passaggi principali erano stati tradotti e spiegati in anticipo. Per i partecipanti italiani, canto, trucco, costumi e linguaggio scenico erano completamente nuovi. Una volta ricevute le chiavi per comprendere la storia, però, la distanza si è trasformata in curiosità.

Al termine dello spettacolo, molti hanno iniziato a confrontare l’Opera Min con l’opera lirica italiana, osservando due modi molto diversi di usare voce, gesto e scena.

Con le giuste chiavi di lettura, la distanza culturale diventa curiosità.

È ciò che cerchiamo di fare in ogni esperienza culturale: non basta portare le persone in un luogo. Bisogna costruire un ponte che permetta loro di comprenderlo. La traduzione riguarda le parole, ma anche il contesto, le abitudini e il modo di guardare.

Portare una tazza di tè nella vita quotidiana

Prima del rientro abbiamo regalato a ogni partecipante un piccolo set da tè da viaggio.

Non era un oggetto costoso e non voleva essere soltanto un ricordo. Speravamo che, tornando in Italia, ciascuno portasse con sé non solo qualche confezione di tè e molte fotografie, ma anche il desiderio di inserire la preparazione del tè nella propria quotidianità: a casa, in ufficio o durante un viaggio futuro.

Un viaggio dedicato al tè non finisce davvero quando atterra il volo di ritorno. Continua in un pomeriggio qualunque, davanti a una tazza conosciuta o a un aroma incontrato per la prima volta in Cina.

Nel 2026 la nostra Via del Tè è passata da cinque a tredici partecipanti ed è stata raccontata, per la prima volta, anche attraverso lo sguardo dei media italiani. Il progetto è diventato più grande e complesso, ma la sua idea centrale non è cambiata: creare, attraverso il tè, un incontro autentico tra persone provenienti da culture diverse.

Quando tredici persone che inizialmente non si conoscevano sono tornate in Italia portando con sé un set da tè, molte storie e una memoria comune, abbiamo capito che quel viaggio non riguardava più soltanto il tè.